Meravigliati dal suo silenzio, eravamo in pensiero per lei. Ma come!, ci preoccupavamo davanti agli increduli amici, le ministre tecniche terrorizzano i precari ed Emma Bonino tace? Ci sembrava ingiusto, ci sentivamo traditi. Il silenzio non si addice ai radicali. Evitare di prendere posizione è una viltà che non conoscono. Per questo abbiamo tirato un sospiro di sollievo, quando la senatrice Emma Bonino (eletta, ma potremmo e vorremmo sbagliarci, nelle liste del Partito Democratico), si è precipitata in soccorso del ministro Cancellieri, difendendone così l’improvvida uscita in stile brunettiano che le ha fatto guadagnare critiche e spazio sui giornali: “Io condivido e avremmo dovuto dire da tempo questa verità”.
Stupisce che la borghesia conservatrice al potere schieri in prima fila tre donne, nella maldestra ma convinta battaglia per la licenziabilità, che con gentile eufemismo chiamano flessibilità o mobilità. Chi spera che siano le donne a salvare l’Italia, con ogni evidenza non si riferisce al terzetto delle meraviglie Fornero-Cancellieri-Bonino, così come certamente non guardava ai plotoni di agguerrite berlusconiane che fino all’altro giorno hanno fatto ridere il mondo di noi. Pensa piuttosto a donne e madri diverse, sinceramente in ansia per il futuro di tutti i giovani e di tutti i precari, al contrario di questa strafottente e irridente banda di privilegiati, di questi imbranati teorici di un liberismo ormai alla frutta, che mettono al sicuro i propri figli prima di maramaldeggiare su quelli degli altri.